Menu principale:

Franco Torcianti


Vai ai contenuti

Biografia

Franco Torcianti è nato nel 1946 a Osimo dove vive e lavora. Sin da giovanissimo ha manifestato interesse per la pittura, maturando nel corso degli anni una propria autonoma esperienza fuori dai tradizionali percorsi accademici. Dal 1973 ha affrontato le varie tecniche grafiche con particolare predilezione per l'acquaforte a più lastre, a colori. Nel 1993 ha ampliato la ricerca verso la scultura utilizzando all'inizio la terracotta e successivamente l'acciaio cortèn, il bronzo e la resina,
Nel 2002 ha realizzato la scultura monumentale "Opus" e nel 2006 "la Gironda", altra opera di grandi dimensioni in acciaio cortèn e resina,
Nel 2007 ha realizzato una scenografìa per la mostra "De la route a l'écran" tenuta a Parigi.
Ha tenuto varie mostre personali concentrate negli anni '80 ed è stato invitato a numerose esposizioni collettive, tra le quali si possono elencare le seguenti;

1980 - Il segno inciso - Castello di Falconara; 1983 . Lo spazio possibile - Pinacoteca di Ancona; 1987. Delle Marche -Ancona;. 1989 . Premio Marche - Ancona; 1992. L'incisione italiana del XX secolo - San Benedetto dei Tronto; 1993. L'incisione nelle Marche - Sant'Elpidio a Mare (Ascoli Piceno); 1995 . Il libro d'arte nelle Marche 1995 - Fermo; 1995 . Aspetti dell'incisione oggi in Italia - Gaiarine (Treviso); 1995 . Sztuka rytownicza w Marche - Cracovia; 1996 . In Chartis - Fabriano; 1996 . Premio Biella per l'incisione- Biella 1998 . Realtà viva dell'incisione - Santa Croce sull'Arno (Pisa); 1999 . Biblia Pauperum - Iesi; 2000 . Arte in Galleria - Civitanova Marche 2001. Una mostra, un restauro -Norcia; edizioni dal 2000 al 2010. Presenza dell'arte incisoria - Museo civico di Bassano del Grappa-Treviso; 2002 . Il segno nel tempo - Saragozza; 2002 . Immagini italiane a Bengasi - Bengasi; 2002 . Biennale di incisione Italia-Austria - Mirano (Venezia); 2003 . Artisti di "Oggi e domani" - Pescara; 2005 . L'incisione/l'anima - Falconara; 2007 .Quarta biennale dell'incisione - Campobasso;2008. Premio Senigallia di poesia; Senigallia2008. In Opera ;Macerata 2010 .
Del suo lavoro hanno scritto i seguenti critici: Franco Brinati, Elvira Cassa Salvi, Bruno Ceci,'Carla Clementi, Luigi Dania, Francesco Ghedini, Armando Ginesi; Giuseppe Leonelli: Leonardo Mancino, Manlio Marinelli, Elvério Maurizi; Marilena Pasquali, Gilberto Severini; Marcello Venturoli.
Note critiche e biografiche sono riportate nel Catalogo dello grafica italiana, Torino (anni 1978/1979 e 1979/1980) Repertorio degli Incisori italiani, Faenza (1993 e 1996)/ . Le marche e il XX secolo -Atlante degli artisti Federico Motta Editore (Milano 2006)


L'artista mentre modella una delle polene della Gironda

La presenza di Franco Torcianti, appartata e renitente agli scenari spesso ostensori e petulanti della contemporaneità, è di quelle votate a lasciarci il segno.della profondità. Vi è una disposizione nativa ad interrogarsi sui legami, ma anche sulle repulsioni, tra storia metastoria, tra fìnitudine ed indefinito, che segna la condizione esistenziale invincibile per un artista o poeta, che provenga dalla sua terra.
L'ambito di questa interrogazione permanente scelto da Torcianti è quello dell'incisione. Ma neppure questa scelta è casuale. Non soltanto per ragioni fondate su una tradizione riconosciuta come magistrale - si pensi all'effetto irradiante di quell'unicum che è stata la Scuola del Libro di Urbino - ma singolarmente perché questa forma è tra le più esigenti e rigorose e mal sopporta approssimazioni e dilettantismi. Poco importa se questa sua severità, sposandosi con la timidezza scontrosa di tanti marchigiani, abbia talvolta finito con l'imprimerle un carattere di aristocratica irraggiungibilità, quasi sfida al gusto corrente del mercato che ci vorrebbe scimmie acquirenti.
Dopo un esordio giovanile in pittura, cui sono seguiti alti esiti nella grande scultura, Torcianti si è dunque definitivamente avviato sul sentiero aspro e corrosivo dell'incisione nelle sue svariate alchimie tecniche, ma l'unico che potesse corrispondere alla sua irrequietudine, al suo abissale bisogno di uno spazio per l'interrogazione. Il primo dato che fiorisce spinoso su quel sentiero è la lucida presa d'atto della marginalità dell'artista quando è totalmente avvinto dalla propria arte, ossia proteso all'ascolto delle risposte che il mondo riverbera sull'io, fino alla scoperta stupefatta della consonanza tra sé ed il cosmo. Ma è una scoperta che dà il brivido dell'ancora ignoto, la coscienza amara e trepida che quel sentiero non può aver termine. Quanto più lucida si fa l'autocoscienza del mistero indagato, tanto più imperativa si fa la necessità di proseguire.
Su questa linea spasmodica ma ininterrotta di ascesi sofferta ma ferrea si può riuscire a misurare il procedimento artistico-esistenziale di Franco Torcianti, uno dei più austeri e liberi tra quelli attraversati dalle avventure dell'immaginario. E l'immaginazione appare dapprima e risulta poi sempre più il vero motore della conoscenza creativa, il fuoco inestinto che alimenta la sua tensione febbrile, la sua sete di scandagliare i segreti dell'essere. Gli strumenti utili allo scandaglio sono l'abbandono onirico ed una connaturata tendenza all'allegoria. Oggetti e frammenti rappresentati si virano in segni allusivi ad un movimento vorticoso che, mentre cerca il senso di un'armonia perduta, s'imbatte nell'inderogabile conflitto tra la bellezza e il tempo, Qui esplodono scintille che sono indizio di vera poesia.
Nel corso degli anni si direbbe che il processo sia trascorso da un uso sognante e fiabesco dell'immagine, che gioca su una linearità a volte descrittiva (come in Albero approssimandosi, 1973, e poi in Esca, 1974, o nella chagalliana Una domenica di vento, 1969) ad una dialettica dinamica ed inarrestabile - che l'autore avverte quasi diabolica nella sua ossessività - tra aspirazione all'infinito e destino di distruzione.
E' cosi che il bulino incisivo di Franco Torcianti s'inoltra più a fondo nel fascio di tenebra del presente, cercando di carpirne i motivi di contraddizione irrisolta e dell'angoscia che ne consegue. Il suo sforzo, che è anche il fascino della sua opera così ostinatamente svincolata da condizionamenti formali, diventa allora quello di cogliere il movimento del conflitto in atto. Con ciò può spiegarsi il ricorso alla sequenza cinematica particolarmente esaltata in alcune serie di acqueforti, quali quelle intitolate a" L'incerta lotta tra l'Angelo e il Diavolo" (2000), che trova i precedenti in "Le ore del giorno "(1990) e culmina nella stringente recente successione dei" Movimenti per l'Apocalisse" (2006). Se in esse si ritrae fortissima la carica simbolica di oscura predestinazione alla maceria finale, condotta su un segno incalzato da un ritmo anapéstico, è pur vero che l'urgenza allegorica non prende il sopravvento sulla suggestione rappresentativa. L'effetto ne risulta stranamente equilibrato tra il labirinto in cui si aggirano gli oggetti-simbolo ed il loro placarsi in composizione: tanto da ricondurre ad una sorta di classicità propria di chi è consapevole di dover riassumere in sé le lacerazioni del tempo.
E' che sullo sfondo delle visioni di inesorabile scontro e di temuto destino resta, latente ma resistente, una sensibilità umanistica che riconduce alla centralità della persona. Ma l'uomo è solo, costretto sempre più a contorcersi in una defatigante indagine veritativa (com'era già nella serie" Storia del santo",(1982). Essa ha avuto per prologo quell'" Angelo che va ad iniziare il turno" (2005), già capace di distillare in solitudine metafisica il suono permanente della corda fantasmatica e visionaria, e che ora trova finalmente il proprio culmine lirico nella successione di" Prima del giorno", (2006). Qui Torcianti ha concentrato nella pienezza dei mezzi e nell'essenzialità del tono cromatico quel clima di poesia pura evocato fin dai primordi della sua intrapresa artistica, quando a manifestarlo era ancora il giallo ocra del" Cacciatore di nuvole" (1974), antecedente diurno del cacciatore di stelle.
Ora è proprio l'incisore del cielo notturno quello che più ci tocca. Dopo il suo lungo viaggiare solitario è questa sua condizione esistenziale insieme rarefatta fino all'astrazione e contratta sino alla sofferenza che alfine ci si affaccia struggente sino ad interagire con noi lettori sorpresi e sospesi sulla tenebra blu dell'incanto celeste. E' il leopardiano mistero sidereo che si risvela con tutta la sua portata di condanna e di liberazione nel reiterare al cosmo le domande antiche senza risposta.
Nonostante l'inesplicabilità dell'incombente sterminio, nonostante l'assedio dei giorni, perdura una tenace segreta speranza che s'identifica con quella figura che si allunga a raccogliere mazzi di stelle (il Notte, 2008) o con quel filo caparbio che lega ancora la terra alla luna in "I sogno del pittore" (1977).
E qui, non voluta ma perfetta, è la sovrapposizione con un improvviso fiotto lirico sgorgante dallo Zibaldone: "Una casa pensile in aria sospesa con funi a una stella".
Luglio 2008

FABIO CICERONI

Clicca sull'immagine per accedere al video relativo al posizionamento della "Gironda"


"
All 'alchimista era ignota la vera natura della materia. Egli la conosceva soltanto per allusioni. Tentando di indagarla, egli proiettava sull'oscurità della materia, per illuminarla, l'inconscio. Per spiegare il mistero della materia, proiettava su ciò che doveva essere spiegato un altro mistero, e precisamente il proprio retroscena psichico sconosciuto ".
Cari G. Jung, 1944

Ricevuto dal Comune di Osimo l'incarico di costruire un'immagine forte che valesse a segnare -cioè ricordare, identificare, abitare - un luogo di grande significato per la terra marchigiana, Franco Torcianti ha realizzato un'opera molto intensa, profondendovi l'esperienza e la riflessione maturate in più di trent'anni di lavoro. Si tratta infatti di un impresa di non poco conto che ha tenuto l'artista impegnato perequasi due anni e che, nel dare voce e corpo ad una presenza oggi scomparsa e pur sempre viva - quella della Fornace Fagioli, così importante per la città tutta - rappresenta certamente il compendio del suo lavoro di artista ed anche un passo significativo nel suo itinerario umano e culturale. Come per numerose sue prove precedenti all'acquaforte, anche per questa sua prima scul-tura-monumento Torcianti ha pensato ad una forma archetipica: là, assai spesso, era l'albero a rap-presentare il percorso dell'uomo, 1' albero come luogo della trasformazione e della crescita, 1' "arbor philosophica"; qui è un totem abitabile e abitato a riempire lo spazio e farlo vivere con la sua accanita sostanza umana (quelle mani contratte nello sforzo, quegli occhi spalancati che ti fissano dal bronzo e non ti concedono vie di fuga...).
Ma non è mia intenzione descrivere l'opera e lascio volentieri il compito all'artista stesso, perché ciò che più mi interessa sono le sensazioni e, se possibile, le riflessioni da questa generate. Prima di avanzare un' ipotesi di lettura, però, mi pare necessario ritornare con qualche accenno all'attività pre-cedente di Torcianti, un po' per meglio accostarsi a questo suo lavoro, un po' per comprenderlo e contestualizzarlo, per definire cioè la sua cornice ed il suo ambito espressivo. L'artista marchigiano per quasi vent'anni si è occupato principalmente di incisione, realizzando un nutrito corpus di acqueforti a più lastre e colori, e con queste ha progressivamente delineato e affinato la sua immagine, per poi passare nel 1993 alla scultura in terracotta e dar vita a forme plastiche ricche di colore e sempre intrinsecamente pittoriche. Pur nella diversità delle materie e delle tecniche, unitaria è la sua matrice culturale e la sua intenzione espressiva: salta agli occhi infatti sia la sua conoscenza dell'arte antica ed in particolare dell'incisione rinascimentale - dalle prove altissime dei maestri tedeschi del bulino alle acuminate raffinatezze del Barocci -, sia l'attrazione per certe cadenze dell'espressionismo visionario nordico, da Grùnewald a Paul Klee (basta osservare, ad esempifj, i Movimenti per l'Apocalisse del 2000).
Nella scultura, più legata ai linguaggi del presente e a certe movenze italiane della rilettura del mito e dell'immersione in una dimensione antropologica, si aggiunge il piacere dei materiali caldi, il bisogno costante del dialogo fra le forme e i colori, le une e gli altri che si riflettono e rimbalzano in un gioco raffinato di echi, di specchi, di scatole cinesi.
Sotto a tutto, a sostegno del tutto, sta una fantasia vivace quanto controllata, legata indissolubilmente ad una attenzione non episodica per le espressioni più alte della "sapienza" rinascimentale: l'er-metismo, la magia, la cabala, l'alchimia. L'artista stesso si rappresenta in alcune acqueforti come "il Matto" dei Tarocchi, L'individuo libero e creativo, sciolto dagli impicci del quotidiano e capace di parlare con la natura e di dar voce ai fantasmi della mente.
Questo uomo che ama la materia del creato e vi riconosce la manifestazione sensibile dello spirito, lavora senza stancarsi all' Opera, anzi per dir meglio all' OPUS, base del procedimento alchemico, processo dinamico che mantiene inalterata la sua tensione alla purificazione e che si sostanzia nella ricerca di un equilibrio possibile fra il dentro e il fuori, fra l'Altro da Sé (gli uomini, la fatica, la storia) e il Sé (i segni del profondo, il loro emergere quasi magmatico, il rosseggiare caldo di una materia ancora in formazione).
Per queste ragioni, a mio avviso, Torcianti ha voluto chiamare OPUS la sua opera: non solo per sot-tolinearne la natura fabrile, come prodotto di un fare con le mani che resta alla base di ogni lavoro artistico, e persino richiamandosi a quei sistemi di struttura muraria che son propri all'antichità classica - opus reticulatum, opus incertum...-, ma anche per dichiararne espressamente la matrice archetipica, il legame con la filosofìa della natura.
D'altronde, che cosa è questo grande cono possente e un po' inquietante, così ricco di presenze e di materie, se non un forno alchimistico, 1'atanòr, il crogiuolo in cui si attua appunto 1' opus alchemica, il contenente per il contenuto, il vaso di Pandora che tutto contiene e tutto può far affiorare.
Torcianti ha così risposto all'invito della committenza pubblica, trasformando un monumento che si pensava immediatamente commemorativo in una scultura che parla all'uomo dell'uomo, che ne rac-conta le conquiste più faticate ed i trasalimenti più segreti. E dando forza al tutto con un pizzico di sacralità: dall'origine, dalla radice del termine opus egli infatti riprende il senso di una azione religiosa, di un fare per dare consistenza e costruire, di un agire per compiere un rituale, per rappresentare un atto divino .
Nel suo forno - che è anche una ciminiera come simbolo del lavoro dell'uomo, ma che non si esau-risce certo in questo - il Fuori è del tutto esplicito, quasi gridato, persino imperativo, mentre il Dentro è piuttosto allusivo, germinante, avvolgente e protettivo come un grembo materno. Il passaggio dal Fuori al Dentro è continuo, incessante, ma questa non è l'unica dimensione praticabile perché lo sguardo è immediatamente attratto anche dal vettore Alto-Basso: sotto sta la base, come un cerchio magico che accoglie e rende possibile ogni operazione; sopra, in cima al cono, si alza la Città del Sole, l'Utopia, la Creazione dell' Uomo, il punto d'arrivo dell' OPUS. Il percorrere con gli occhi e con le mani la scultura di Torcianti non conosce perciò una direzione obbligata e resta impregiudicato. E' forte, ma non prevale la spinta verso la luce, verso l'aperto, dall'interno all'esterno e dal basso verso l'alto, perché altrettanto intensa si rivela l'energia che dal cielo riporta a terra e che dall'esplicito ci riconsegna al non detto, all'accennato, all'intuito. Si potrebbe quasi suggerire, riprendendo il titolo di una acquaforte recente dell'artista marchigiano, che in questa grande scultura così ricca di suggestioni e di possibilità interpretative venga ripresa, ancora una volta senza vincitori né vinti, 1' "incerta lotta dell' Angelo con il Diavolo". E l'incertezza, il dubbio, ancora una volta restano. Perché non è chiaro non tanto chi vincerà e chi perderà (questa non è una gara e non vi sono premi da conquistare), ma soprattutto chi è l'Angelo e chi è il Diavolo, dove sta la luce, l'intensità, la vita e dove invece si annida il buio. A meno che luce e buio siano così strettamente intrecciati e così necessari l'uno all'altro da non poter essere disgiunti. Proprio come neh' Opus alchemica.

MARILENA PASQUALI


Clicca sull'immagine per visualizzare il video del posizionamento della scultura "Gironda"

Fase di lavorazione di OPUS

Raramente nel nostro tempo l'incisione ha parlato con tanta serietà e insieme con tanta leggerezza, forse nessuno come Franco lordanti ha saputo viverla come la domanda più profonda e come la passione della ricerca.
Vi sono nelle sue opere incise una vocazione e una dedizione così piene di riserbo, eppure così assolute, che sanno preservare il segreto del dono che è stato loro accordato, conservandolo nella purezza della scoperta e nell'attenzione dell'attesa. Quando Torcianti ci raggiunge attraverso il mondo silenzioso delle sue immagini, veramente pensiamo a quella tensione esplorativa che conduce l'artista ad essere pienamente ciò che è, consentendogli di entrare nel dominio dell'immaginario.
Se i fogli accolgono i segni, le luci, le ombre, i colori che attendevano, è perché l'incisione diviene spazio in cui ciò che si chiama immaginario è sempre possibile. Come solo negli incisori autentici l'anima dell'artista pare avvertita di quel fondamentale carattere d'austerità che è peculiare al linguaggio incisorio, e ad esso pone ascolto anche quando al segno associa il colore.
"Che cosa è la realtà senza l'energia della poesia che la scompagina", si domanda René Char.

A questa promessa e a questo compito ci è dato accedere con i due fogli intitolati¡ "Le ore del giorno".
Le vie dell'espressione sembrano farsi trasparenti, disattendono lo spirito dell'angolo retto, avviandosi a delineare spazi nuovi e tempi nuovi.
Le immagini propagano una realtà d'essere sconosciuta, abitata dalla leggerezza. Una inafferrabile sensazione di levità, di silenzioso e calmo incantesimo invola esseri e cose in un'altra durata, che è negazione delle leggi fisiche.
Dietro ad un apparente disordine, elegantemente animato da una singolare facoltà associativa, lo spostamento immaginativo permette alla visione di ricomporsi secondo un ordine più poetico, una libertà tutta sognante.
In uno dei due fogli vediamo l'artista nel suo spazio di intimità immerso nel suo lavoro; ci commuove tanta dedizione e tanta fiducia e sentiamo, attraverso questa piccola finestra dell'anima, quanto sia fondamentale per tutti noi la facoltà "di mettere a fuoco visioni ad occhi chiusi", come raccomanda Calvino, e quanto "una sola parola segreta" sia sufficiente "a rovesciare e disperdere al vento il mondo", come profetizza Novalis, se vogliamo sottrarci a quella non differenza del gesto quotidiano, a quella labile e oscura recita a cui ormai sembriamo sottomessi, come ci ammonisce un'incisione del '90, dal titolo emblematico "li tempo sta sotto una corazza di ferro".
Opere come "L'incerta lotta dell'Angelo col Diavolo", del 2000, e i due fogli intitolati "Movimento per Apocalisse", del medesimo anno, segnano rispetto alle precedenti esperienze un ulteriore punto di passaggio: metamorfosi allarmanti, visioni dell'orrido, chiusure soffocate dello spazio.
Sono questi gli elementi caratterizzanti la produzione grafica più recente, e si tratta di elementi
non più ora neutralizzati da filtri ironici o da sconfinamenti in un immaginario favoloso; essi
sono invece sottolineati da un segno che tende a corrodere ed intaccare uno spazio ormai
caotico, a deformare ogni sembianza, a evocare un regime notturno dell'immagine.
In questa cosmica lotta tra il bene e il male, un tratto fortemente espressivo riassume tutto il
malessere contemporaneo, tutta l'oscura minaccia che incombe sull'uomo.

BRUNO CECI

Franco Torcianti, grande appassionato di moto, si diletta anche a realizzare Special curandone la progettazione e la realizzazione dei minimi particolari.

(per vedere i particolari della moto clicca sull'immagine qui di fianco)

Parte dello studio con il remake della moto da corsa NSU


Torna ai contenuti | Torna al menu